One Choice Is No Choice
Blogchance
Blogchance
Home » Agosto 2005
Einstein va in Africa
31/08/2005 | in :

From National Geographic, September 2005

Africa in Fact- A continent’s numbers tells its story
 
Population: 900 million, 14 percent of world total
Percent of the population under age 25: 71
Annual rate of growth in Africa’s urban population: 3.5 percent a year
Most populous city: Lagos, Nigeria, 16.9 million
Most populous nation: Nigeria, with 131 million
Number of refugees: 15 million- 3.3 million who have fled their native countries because of conflict, some 12 million who are internationally displayed
Number of languages spoken: Over 2,000
Number of Muslims: 358 million
Number of Christians: 410 million

NUMBER OF DEMOCRATIC GOVERNMENTS: 19 OF A TOTAL OF 53 NATIONS

Percent of the population depending on agriculture for a living: 66

AVERAGE INCOME: 50 PERCENT OF AFRICANS LIVE ON LESS THAN $1 A DAY

RICHEST NATION: MAURITIUS, WITH A CAPITA GDP OF $12, 800
 
Number of heavily indebted poor countries: 32 of the 38 nations worldwide classified as such by IMF-World Bank
 
Infant mortality rate (birth to one year old): 102 of 1,000 in sub-Saharan Africa; 33 of 1,000 in North Africa.
Average life expectancy: 46 in sub-Saharan Africa, 67 in North Africa
Most common cause of death: AIDS
Literacy rate (15 years and older): 60 percent
Most literate country: Seychelles, with a 92 percent literacy rate
Least literate: Burkina Faso, with a 12,8 per cent rate
 

Aus der Zeit, 18.August 2005- Wissen

Die Einstein-Fabrik

Am „Aims“ bei Kastadt lernen die besten Mathematikstudenten aus ganz Afrika
 
[...]L’ associazione, fondata nel settembre 1993, si chiama Aims, African Institute for Mathematical Sciences (www.aims.ac.za). L’unica sede in Africa è a Città del Capo, a un passo dall’Oceano Indiano. “Qui- ci racconta il direttore dell’Istituto, Fritz Hahne, mentre ci accompagna alla mensa- si riuniscono i migliori studenti di matematica da tutto il continente.” Eccoli gli studenti, intenti a mangiare: arrivano dalla Nigeria, dal Sudan, dal Madagascar, dal Camerun, un melting pot poliglotto da almeno diciotto paesi. Per accedere all’Istituto è necessario avere essere laureati, per potersi così iscrivere all’esame d’ammissione per un master di nove mesi. Le materie a scelta vanno dalla matematica pura e applicata, alla fisica dei Quanti, alla Teoria dei Numeri, Informatica, Biologia Molecolare, Astrofisica, ma anche Matematica finanziaria, Nanotecnologia. “Il nostro intento è preparare scienziati a tutto campo che sappiano risolvere i problemi dell’ Africa in modo creativo” spiega Hahne.
Ma perché proprio degli esperti matematici? Non sarebbero più utili infermiere e ingenieri? Alle orecchie del direttore la domanda suona come se il Teorema d’Euclide valga anche per gli Africani. “La matematica è il fondamento della società moderna. E in Africa mancano esperti in tale materia, in qualsiasi campo di specializzazione. Le faccio un paio d’esempi: come si arriva a costruire strade, oleodotti, fare calcoli demografici, permettere la ricerca medica?”
L’intento è anche quello di ridurre il gap tra nord e sud del Paese. Parole importanti. Ma L’Aims fa parte del progetto di riforma, la cosiddetta Iniziativa Nepad, promossa dal Presidente del Sudafrica Thabo Mbeki. L’Africa deve diventare più competitiva se vuole liberarsi con le sue sole forze dal giogo della povertà.
Non mancano le malelingue. Già qualcuno ha diffuso la notizia che il Sudafrica sia diventato una nuova potenza coloniale pronta a sfruttare le risorse dell’Africa, stavolta quelle intellettive. Ci si pone in effetti la domanda che tale progetto non faciliti in realtà il brain drain, ovvero l’ emigrazione dei “cervelli migliori” dalle regioni più povere. Sicuramente ci saranno studenti che rimarranno in Sudafrica, altri che invece decideranno di partire per l’Europa o l’America, ma se la maggior parte di questi ritorna in Africa (come si è registrato nel 2003 e nel 2004), allora il brain drain diventerà brain gain.
 
blogchance @ 17:11 | commenti (popup) | commenti
Pepite sotto Torre
23/08/2005 | in :

Torno per vedere come va, e leggo questo. Ragazzi, lezione di vita! Si china la testa e si ascolta.

E chi ti ha detto che non devi alzare la testa? Guai a te se non la alzi. Senno' resti una qualsiasi. Ma ancora non hai le idee chiare sulle "iniziative", devi proporti, non attaccare, non pensare di essere gia' "fatta". Ai giovani ricordo spesso che questo lavoro e' lungo, molto lungo. E difficile. L'umilta' non devi cercarla (o importela): o ce l'hai dentro di te o niente. L'umilta' va conservata, a qualsiasi eta'. E' la molla che ti permette d'imparare, sempre. Ricordo tante lezioni soprattutto di Antonio Ghirelli quando io ero proprio giovane. Un giorno mi fece i complimenti per un articolo e io gli risposi: "Ma io non sono soddisfatto". E lui: bravissimo, guai a essere soddisfatto, significa che diventerai un grande perche' hai voglia di imparare. E poi, quando mettevo troppi aggettivi, mi spiegava."adesso li cancelli tutti e ne cominci a mettere uno per volta, quando li avrai conosciuti bene, uno per uno". Ecco, la strada e' lunga, credimi. E piena, credimi, di "capocciate al muro" come diciamo qui a Roma. Impara a evitare le capocciate, prima di tentare di darle. Rischi di spaccarti subito la testa. (Pino Scaccia)
blogchance @ 16:48 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
B16, GMG and
23/08/2005 | in :
J´ai vecu un bon moment. Una spilla trattiene il pezzo di stoffa allo zainetto di una ragazza seduta davanti a me. Non so che volto abbia, ma ricordo quella frase, perche´cosi´ho deciso di imprimere nella memoria questi quattro intensi giorni trascorsi a Colonia, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventu´. La folla nella quale io ed un´amica tedesca ci siamo mischiate giovedi´si e´andata ingrossando, fino a diventare un mare di bandiere, da tutto il mondo; un fiume di persone (un milione e duecento mila per la messa conclusiva a Marienfeld). Gia´ le bandiere. Quanto ho rimpianto non saperle riconoscere tutte! Tra gli italiani (tantissimi, forse i piu´numerosi) i francesi, i tedeschi (molti!), gli americani,i polacchi, spiccavano anche i colori della Giunea, dell´Irlanda, dell´Australia. Grecia, Mozambico, Cina, Israele, Finlandia, Brasile, Ucraina…tante, tantissime. Che cercano tutti questi ragazzi ( e questi signori, e queste coppie, e le mamme con i bambini, e i vecchietti arzilli)? Cosa li spinge fin qui? Cercano tutti una risposta, uno stimolo. Vogliono scegliere di credere un giorno in piu´o semplicemente vogliono scegliere di credere in qualcosa. Un Benedettino mi ha detto: “Non e´importante cosa tu scelga, ma che tu continui a scegliere, ogni giorno.” C´e´chi e´venuto per cercare Dio, chi la speranza, chi l´amore verso il prossimo, chi la pace. La Giornata Mondiale della Gioventu´puo´essere Woodstock o Lourdes o un rave party senza troppo scompiglio. Dipende con che spirito la si vive. Credevo che per parteciparvi bisognasse essere fedeli: non e´detto. Basta essere testimoni pronti a osservare senza troppi giudizi (e pregiudizi). Ho parlato con tante persone: ci si capiva in inglese, tedesco, francese, con gli sguardi, o scambiandoci le spille. Bella quella pubblicizzata dal giornale Bild: Wir sind Papst. Il vantaggio di non essere in un gruppo e´che non esiste una tribuna precisa, puoi sgattaiolare tra le prime file o spostarti per sentire meglio. Sei libera di sentire. Sentire. Un prete tedesco mi ha detto: stell dir nicht so viele Fragen. Versuch mal zu fühlen. Non porti troppe domande, ascolta. Senti. Prova. Perche´di domande gliene ho fatte parecchie al poveretto. Che senso ha Dio, e come lo si puo´trovare, e se lei non fosse prete farebbe comunque quello che sta facendo, e se veramente il mondo si cambia con la preghiera. No, pregare non basta. Ma neppure lavorare soltanto e´sufficiente. Serve uno scopo. Serve capire perche´ci siamo. Che siamo venuti a fare in questo mondo. Serve un amico, con il quale parlare, che ci possa dare una mano. Cosi´mi ha risposto un altro sacerdote. Lui l´amico l´ha trovato in Dio. Mi ha parlato di Kirkegaard (ok, non sono una che si convince facilmente con una risposta) e mi ha lasciato dicendomi: magari anche in contrasto con Dio, ma non perdere la comunicazione. Non so, non sono venuta a casa con una verita´ in tasca. Ma non tutto e´un caso. Dio puo´anche essere un auto-convincimento, una proiezione di tutto cio´che e´bello e puro e saggio nell´uomo. Ma funziona. La gente ci crede e reagisce. Anche ai dolori piu´grandi. Come in una coppia: talvolta si litiga, ma poi si fa la pace. Mi porto nel cuore, con tanta gioia per averla ascoltata, la testimonianza di una suora ruandese: per lei Dio e´lo sposo prediletto. Le hanno bussato alla porta in tanti, e´ una bella donna, non le sarebbe di certo mancato un marito. Eppure ha scelto di diventare suora e di amare questa proiezione del Bene nella quale ci vede corpo e anima. E non e´stata una decisione semplice. Sorella Immacule´e e´scampata al genocidio tra Utu e Tutsi del 1994. Il quattro settembre ha perso sua madre, il 21 ottobre suo padre, e poi il fratello, tutta la famiglia. Solo lei e la sorella piu´piccola sono sopravvissute. Disperazione. Sconforto. La scelta quasi definitiva di lasciare il Paese, trasferirsi in Svizzera, dove abita uno zio. Poi la Voce e la decisione di restare, per soffocare quel sentimento di vigliaccheria che si era creato dentro. Fuggire mentre tutti soffrono, mentre intorno c´e´dolore. E´ diventata suora, e ora insegna in una scuola e conforta le tante ragazze violentate, le vedove, i ragazzi scioccati. E´giovane ma cosi´saggia. “Non sono le grandi cose che muovono le persone”, me la ricordo per questa frase. “Sorella Immaculeé- le ho detto- lei e´una grande persona.” “No! -mi ha ribadito cocciuta- Sono piccola, piccola, piccola, una pedina di Dio. Ecco, io questa sottomissione a Dio ancora non la capisco. Mi ci vorra´del tempo, puo´essere, ma proprio non comprendo. Si, lei e´una grande persona. Perche´non riconoscerlo? Perche´negarsi? Non e´peccare di superbia, e´un dato di fatto. Come un dato di fatto e´che magari la preghiera non cambiera´il mondo, ma almeno sa unire le persone. L´ho visto. E´vero.
Qualcuno dice: non eravamo molti. A Roma, a Toronto, a Denver c´erano molti piu´ ragazzi. “La sindrome della Giornata” e´ quella voglia di esserci un´altra volta, di tornare tra i giovani, non importa la distanza. Non ho sentito che lodi per quella organizzata a Roma. Sara´che la citta´era pronta ad accogliere milioni di pellegrini in occasione del Giubileo, ma tutto a parer dei giovani che ho ascoltato ha funzionato. Gli idranti che arrivavano quando il caldo era insopportabile, i volunteers che riempivano le bottigliette d´acqua, i pasti garantiti, i cantanti che hanno intrattenuto la folla prima della messe e del discorso del Papa, la canzone ufficiale, l´Emmanuel, che ho sentito cantare parecchio anche stavolta. Per questo si e´creata la Kette, l´invisibile catena che ha fatto dire: si,ci torno. A Colonia ci si aspettava mezzo milione di visitatori; ne sono arrivati il doppio. Non tutti hanno ricevuto pasto e cena con i buoni, i servizi igienici erano pessimi, i controlli inesistenti, il campo sporco. Queste le maggiori critiche. Smentito l´ideale del tedesco perfetto. Secondo gli stranieri, stavolta hanno fatto flop e una figuraccia, perche´il Papa e´tedesco.
B16, Benedetto e i motti: Pope is Hope, I´m lovin´it, Benedikt 16 impresso sulla maglia da calciatore. Un Papa nuovo, che ancora non conosciamo, e di cui i giovani ancora un po´diffidano. Non crediate che non ci sia domandato perche´. Si e´discusso a lungo. Lui stesso ha vissuto momenti di imbarazzo, quando ogni qualvolta si nominava Papa Giovanni Paolo II la folla scoppiava in un lungo applauso, o nascevano cori che cosi´,improvvisamente cessavano, perche´non era gesto di rispetto. Qualcuno ha detto: PGP aveva piu´carisma, amava i giovani, scherzava con loro, era piu´spontaneo. Ma era idolatrato. Quando a Toronto i ragazzi avevano intonato “John Paul II, we love you!” lui stesso li aveva corretti: non cantate per me, ma per Gesu´. “Jesus Christ we love You!” Papa Benedetto sembra tenere le distanze, i tedeschi dicono: come un vero tedesco. Non si espone, forse semplicemente non ne ha ancora avuto il tempo di farlo, ma cio´ha il vantaggio che la gente prega veramente per Dio o Cristo, e vede nel Papa la sola figura del Mediatore. Non mi esprimo. Penso soltanto che la situazione sia molto, molto diversa. Hoffnung und Frieden, le parole cardine di questo evento. Speranza e pace. All´insegna del tema dei Re Magi e della stella (ispirato alla scultura d´oro nel Duomo di Colonia, terminata nell´arco di trent´anni), tutti sentiamo il bisogno di una capanna che ci protegga. Il mondo e´piu´insicuro, e le religioni sono un fattore a rischio e di rischio perche´ ormai divenute tema politico. Mi hanno contraddetto: anche con PGP la situazione non era facile, nel 1991 il muro era da poco abbattuto, eppure lui ha saputo portare il cristianesimo nel comunismo. Spero solo che Papa Benedetto sappia instaurare un buon rapporto con la chiesa ortodossa, ne´ d´altronde si e´dimenticato di visitare la Sinagoga.
E´cosi´difficile. Si parla tanto di multiculturalismo, di accettazione di nuove culture, ma il solo semplice dialogo talvolta diventa nervoso. Da Israele sono arrivati in otto (almeno la comitiva che abbiamo incontrato). Gli abbiamo chiesto del Muro, della difficolta´di essere cristiani, della presenza di chiese. Ma il Francescano che ha accettato di parlare con me non ha detto molto. La situazione e´tesa, lo si leggeva dalle sue frasi a meta´, dagli occhi stanchi e dalla diffidenza che probabilmente indossa spesso quanto la sua toga. Alla fine ci siamo congedati senza molti saluti- a interrompere la conversazione una telefonata-
Cina. I cristiani in Cina sono 18 milioni, una minoranza. Ma le chiese abbondano e non sembrano dare fastidio al Governo. La comitiva era simpatica e parlava di buon grado. Slovacchia, Polonia, Ucraina, Bielorussia: Papa Giovanni Paola e´Abba Ocje, il Grande Papa.
I giornali non sono stati molto precisi sul resoconto della settimana: un conto e´ rimanere auf der Bühne, sugli spalti; un conto e´vivere il momento tra i giovani, nei sacchi a pelo, ringraziando il cielo che non ci bagna anche se non perdona con il freddo. E´stato bello vedere questi fotografi che correvano o marciavano insieme a noi. Mi sarebbe tanto fermarne uno e chiedergli con che criterio avrebbe scattato la prossima foto. Ho perso l´occasione. Mannaggia. I giornalisti dovevano stare di piu´in mezzo ai giovani, raccogliere piu´testimonianze. Ho visto un solo cardinale con la papalina rossa in testa e lo zainetto del Weltjugendtag sulle spalle. Mi sono girata esclamando: Cool! Lui mi ha sorriso ridendo. Beh, quel cardinale mi restera´impresso nella memoria per un pezzo. :)))
Tra tre anni saro´vecchia per partecipare alla prossima GMG, ma non e´detta l´ultima parola. Arrivederci Sidney!
blogchance @ 16:38 | commenti (popup) | commenti
11/08/2005 | in :
blogchance @ 17:20 | commenti (popup) | commenti
"Wow, this is not what I want in life!"
11/08/2005 | in :
From the International Herald Tribune, August 11, 2005
 
Where abusing women is just a ‘normal thing’. By Sharon LaFraniere
LAGOS: In December 2001, Rosalynn Isimeto-Osibuhame and her husband Emmanuel, had a typical husband-wife argument. Rosalynn wanted to visit her parents. Emmanuel wanted her to stay home. He followed her out the door. He beat her unconscious, and left her lying in the street nearby their apartment. She had defied her husband. Surveys throughout sub-Saharan Africa show that many men and women consider such disobedience ample justification for a beating. Not Rosalynn. A university graduate and founder of a French school, she packed her clothes and walked out as soon as she got back from the hospital. “I said, Wow, this is not what I want in life.”
In few places on earth is violence against women more entrenched, and accepted, than in sub-Saharan Africa. In Zambia, nearly half of women surveyed said a male partner had beaten them, according to a 2004 study financed by the United States –the highest rate of nine developing nations surveyed on three continents. In South Africa, researches for the Medical Research Council estimated last year that a male partner kills a girlfriend or spouse every six hours, the highest mortality rate from domestic violence ever reported, they claim.
Women’s right activists say that the prevalence of abuse is emblematic of the low status of women in sub-Saharan Africa. Typically less  educated, they worked longer hours and transport three times as much as weight as men, hauling firewood, water and sacks of corn on their heads.
She was only about 16 when she met Emmanuel. Like her, he went on to graduate from a university, specializing in accounting. Slim and handsome, he slapped her only once during their long relationship. She thought it was an aberration. It wasn’t. Now 35, Rosalynn claims that Emmanuel beat her more than 60 times after she married him in 1997.
When she sought help from the police, she said, “They told me I’m not a small girl. If I don’t want to be married, I should get divorced. But even economically independent women are loath to divorce their husbands for fear of social disgrace.
 
 
from Newsweek, August 15 2005
 
Iraq- Language Barriers
What a difference a word makes. Last week Iraq’s main political factions moved toward drifting a new constitution by agreeing that Islam would be “a  source of legislation” ( note the use of “a” rather than “the”) in the fledging new nation, but that laws derived from other religions –as well as secular legislation- would carry weight, too. The wording fudge has removed a major obstacle to completing the draft by the Aug. 15 deadline, but could have serious repercussions for Iraqi women. One draft of the constitution currently circulating guarantees the basic rights and equality of Iraqi women –but in accordance with Sharia, or Islamic law. Under such a code, women would lose out on issues like inheritance and divorce.
 
blogchance @ 17:13 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
Quel primo giorno d´estate...
11/08/2005 | in :
From the International Herald Tribune, Friday, August 5, 2005
 
The maimed will always remember by Bob Herbert
Washington- Specialist 4th class Hugo Luis Gonzales knows that he will never be the same. He can barely see now. The sight in his right eye is completely gone, and he sees only faintly with the left. The damage from the head wound he suffered plays games with his moods, and there are glitches in the tape of his memory.
Gonzales is one of the many thousands of American troops who have suffered disabling wounds in Iraq. Their harrowing  (entsetzlich, grauenvoll) ordeals do not get much attention. For most Americans, these troops –many of them armless or legless, or paralysed, or horribly burned- are out of sight  and way out of mind.
On the CNN talk show “Reliable Sources” on Sunday, there was a discussion of “Iraq fatigue”, (Erschöpfung, Kampesmüdigkeit) the idea that the viewers, readers and editors are tiring of stories about the war and the number of deaths. Gonzales was wounded in an attack that erupted in the 1 a.m. darkness of the first day of summer in 2004. But despite the fatigue, the war continues to force on us, with jolting developments like death tolls for American marines.
“It was a whole experience to prepare vehicles to go out “ said Gonzales, “because you know that if something happened, you were definitely going to get it. We put as many sandbags as possible on the floor, hoping these sandbags might save your life.” I asked if he had done anything else to prepare. “Oh, yes- he said. “Pray. And then you take a big breath when you go out of the gates to start the mission. And then you come back from the mission and you exhale.”
[…] After a pause he said, “Frustration makes me sad sometimes. And I have mood changes. From very happy to very sad from one moment to another. And I’ve become judgmental. Criticizing others. I do that most of the times. “
His ability to concentrate has deteriorated, he said. “I have to accept it. My room is like a whole map where I keep big chart boards to remind myself which day I went to the gym, which bills I have to pay, so I don’t pay them again.” THESE ARE THE KINDS OF SACRIFICIES THE AMERICANS ARE MAKING BECAUSE OF THE WAR.  IF AMERICA IS ALREADY SICK OF HEARING ABOUT THE TROOPS GETTING KILLED, THERE’S NOT MUCH HOPE LEFT FOR INCREASED ATTENTION TO THOSE WHO ARE WOUNDED.
You can write to the author of the article: bobherb@nytimes.com
 
blogchance @ 17:10 | commenti (popup) | commenti
Pericolo Iran
11/08/2005 | in :

From the International Herald Tribune August 11, 2005

Iran moves conversion plant to full production

[…] Under the Nuclear Nonproliferation Treaty, Iran has the right to process and enrich uranium for peaceful purposes. But the atomic energy agency’s board of governors passed a resolution in September 2004 saying that it “considers it necessary to promote confidence that Iran immediately suspend all enrichment related activities.”
Europe and the United States say they are suspicious of Iran’s nuclear activities because until 2002 Iran kept the program secret.
The removal of the seals was part of the Iran’s tough stance over its nuclear program under the new conservative president who took office this week. Conservative politicians in Iran have criticize negotiations that Tehran held with Britain, France and Germany during the suspension of the nuclear program and said Iran’s soft policy had led to compromise in the program.
 

Aus der Zeit 15. August 2005

Weltgefahr Iran

Die Mullahs greifen nach der Atombombe. Nur eine Allianz der Großmächte kann sie stoppen –von Gero von Randow
 
Wie eine tödliche Krankheit dringt der Konflikt um Irans Atomprogramm mit wiederkehrenden Schüben ins öffentliche Bewusstsein. Jedes Mal mischt sich ein Gefühl der Ohnmacht mit der Hoffnung, die Diplomatie möge doch noch ein Linderungsmittel bereithalten.
Irans Nachbarn sind der Irak und der kurdische Teil der Türkei, das despotische Turkmenistan, Afghanistan und Pakistan; zur weiteren Umgebung (surrouding, area) zählen Saudi-Arabien und Israel sowie die instabilen Staaten Zentralasiens. Iran kontrollierte den Persischen Golf sowie riesige Gas- und Ölreserven. Ein Drittel der rund 69 Millionen Iraner ist zwischen 15 und 29 Jahren jung, ein Teil von ihnen wissenschaftlich-technisch gut ausgebildet.
Ausgerechnet dieses Land lebt seit 26 Jahren unter einem Regime, das die Menschenrechte missachtet, Israels Existenzrecht leugnet (denies), Terroristen unterstützt.
Seine Raketen könnten Israel erreichen. Besäße er die Bombe, dann dürfte Israel sich als Atommacht outen – und damit den Startschuss für Nuklearrüstung in Ägypten, Saudi-Arabien und Syrien geben; weitere Länder wurden folgen, zum Beispiel die Türkei. Nicht zu vergessen: Irans Raketen könnten Ziele mitten in Europa treffen. Auch in Deutschland.
Irans Atomprogramm ergäbe zwar auch Sinn, wollte das Land die Kernenergie lediglich dazu nutzen, seine fossilen Reserven zu schonen. Aber beunruhigenden 18 Jahre lang hat Iran die Welt über das Ausmaß seiner Aktivitäten in die Irre geführt.
blogchance @ 17:08 | commenti (popup) | commenti
09/08/2005 | in :
"Adesso non e' piu' scemo, quindi puo' essere giustiziato"

Stare nel braccio della morte gli ha fatto bene. Troppo.  Passare da un processo all'altro, ascoltare giudici e avvocati, leggere verbali, tutto questo gli ha aguzzato la mente. Purtroppo. Adesso che non è più un «minorato», il 27enne Daryl Atkins è finalmente pronto per l'iniezione letale. Il giudice che venerdì scorso lo ha riconosciuto «fit to die» ha già stabilito quando sarà l'esecuzione: dicembre. «Abile a morire ». Sette anni gli son voluti, commenta amaro l'avvocato Burr, per crescere e avvicinarsi al boia. Dopo la condanna per omicidio, nel '98, le perizie psichiatriche stabilirono che Daryl Atkins era «mentally retarded ». Un tribunale in Virginia gli diede comunque la pena di morte. Era la legge. Gli avvocati fecero ricorso. Il caso finì alla Corte Suprema. Che a sorpresa, nel 2002, fermò il boia: stabilì che i «ritardati mentali» non potevano più essere giustiziati in nessun angolo degli Stati Uniti d'America. Dozzine di condannati furono liberati. E questo grazie al nero Daryl Atkins, il «picchiatello della Virginia» che a scuola era così «indietro» che non lo facevano giocare a football perché non capiva le regole. Fino al mese scorso, quando accusa e difesa hanno duellato davanti a una giuria non togata di Yorktown.  Dopo 13 ore di camera di consiglio, la giuria ha deciso: «Adatto a morire». Quando hanno letto la sentenza, Atkins si è girato e ha «soffiato» un bacio alla sua famiglia. La madre della vittima, un giovane di 21 anni ucciso per 200 dollari, se n'è andata in silenzio. (dalla Torre, 8. August 2005)

blogchance @ 13:34 | commenti (popup) | commenti
1 2
successiva ›
ultima »
Ain't no sunshine man
fil rouge

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami
  • Iscriviti a questo blog


  • Sotto licenza Creative Commons di tipo Attribution-NonCommercial 2.5
  • Powered by Splinder
Commenti
archivio
oggi
--- 2009 ---
agosto 2009
luglio 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
--- 2008 ---
ottobre 2008
luglio 2008
giugno 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
--- 2007 ---
dicembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
--- 2006 ---
dicembre 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
--- 2005 ---
dicembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
categorie
milestones
Links


Architecture
Corriere
Lindbergh
Pino
Pipi
Repubblica
Vis à Vis
bloggers
My photos
www.flickr.com
This is a Flickr badge showing public photos from blogchance. Make your own badge here.
Let it sing!

counter
*loading* visitatori
other counters
Locations of visitors to this page
Videos
Let's rock baby!

Credits

  • Layout designed by Pannasmontata
  • header image © Vladstudio
  • distributed by PST & NST
Template by splinder.com
Splinder logo
ultimi post | tag | utenti online | foto | video | audio
crea il tuo blog gratis su Splinder | scopri il nuovo cinema.it