L’uomo ha due gambe e due certezze: una, per quando gli va bene; l’altra, per quando gli va male. Quest’ultima ha nome religione.
L’uomo è un vertebrato dotato di anima eterna e terra natale, così da mettere un po’ a freno il proprio coraggio.
L’uomo è un essere utile; se non ci fossero quattro soldati pronti a morire, come potrebbero le azioni del petrolio salire alle stelle? E se non ci fossero quattro minatori in una cava, come potrebbe il proprietario di quella cava guadagnare di più? Ma se non ci fosse quel proprietario, neppure la cultura, l’arte, la scienza potrebbero espandersi.
L’uomo è dotato, oltre che dell’istinto della riproduzione e dell’auto-sopravvivenza anche di due passioni: far baccano e fare il sordo. Lo si potrebbe appunto definire un essere che non ascolta mai. Se è saggio, se ne fa una ragione, poiché ci sono poche cose intelligenti a cui prestare orecchio.
Più volentieri, ascolta giuramenti, lusinghe, riconoscimenti, complimenti. N.B. Per le lusinghe, è consigliato moltiplicare sempre la dose per tre.
L’uomo non invidia nulla alla sua specie, per questo ha inventato le leggi.
Se qualcosa non gli è concesso, anche agli altri deve essere proibito.
Liberamente tradotto da K. Tucholsky in Hoppla, wir leben, 1988
Houston, we have a problem. And a problem. And a problem.
Zum Teufel, ich sehe die göttliche Geduld Ihrer Leute, aber wo ist ihr göttlicher Zorn?
Diavolo, osservo la pazienza della vostra gente ma dove giace l´ira di Dio?
Leben des Galilei, Bertolt Brecht
Cinque giorni di tv italiana mi sono bastati. Se il nostro Paese si rispecchia in quello schermo, allora mi chiedo: quanto è veramente cambiato in Italia negli ultimi due anni? A me pare ben poco. Piccolo commento al media televisivo.
L'unica novità l'aggiunta di qualche altra trasmissione deficiente naturalmente messa in prima serata. Due correnti, ecco come mi verrebbe da definire la cultura del Paese, due correnti antigoniste che non si scontrano, si ignorano. Da una parte il repertorio trash avido di nuove ragazzette e ragazzotti che paion cavie ignare di esserlo, stupidamente pronti a sperimentare tutto, purchè in tv. Dall'altra la Cultura italiana o almeno il coraggio di anelarla, con scorci storici, servizi intelligenti, spezzoni cinematografici d'autore, ma ahimé, per esserne partecipi bisogna essere degli insonni cronici, pronti a svegliare il cervello dalle 23.00 in poi. Che tristezza! Quanta poca meritocrazia in questo splendido Paese. E quanti compromessi a rovina della umanità, della spontaneità tipiche del nostro carattere!
L'Italia mi manca quando sono all'estero e quando rientro, mi crogiolo nella malinconia dell'Italia utopica nella quale ho fatto i miei studi, ho vissuto la mia infanzia, ho conosciuto persone. Rimango profondamente italiana anche quando sono lontana e dovrà davvero capitare un miracolo per farmi ripatteggiare con quanto detto o farmi cambiare cittadinanza. Io credo nell'Italia dei nostri posteri, nell'orgoglio e nel sacrificio, nella caparbietà e nella dignità di chi ci ha preceduto e di qualcuno che ancora vive in mezzo a noi, che nuota contro, che sta nell'ombra, che non sente e non vede i branchi tutt'attorno.
Non è difficile credere nel cambiamento, è difficile scegliere di crederci ogni giorno. E tale consapevolezza, in questo Paese, rischia di essere il grido di un lupo vecchio e solitario accerchiato da chi aspetta solo di sbranarlo.
Se questo coro di voci contro si alzasse, allora forse si riuscirebbe a ripristinare l'ordine inverso delle cose. Tette e culi finirebbero in quarta serata se non al macero, alle donne si farebbe dono di rispetto del proprio corpo e le si inviterebbe a fare corsi di fonetica per togliere le vocine e le s strisciate come gomme sull'asfalto; gli uomini li si richiamerebbe all'ordine della natura, niente lampade, niente cerette che Dio non vi regalò un birillo per niente e un confronto, per carità, non un ricalco di pensieri femminei; ai mezzi di informazione si farebbero iniezioni di bon ton e serietà, regalando loro un aumento degli ascolti a patto che compaiano più spesso al giorno e imparino infine a distinguere notizie serie da meno serie.
Siamo maledettamente soli o ci muoviamo troppo in gruppo, al punto da perdere la nostra indole? Che è l'Italia, una repubblica stile Cina o un'anarchia di tendenze?
Mi ritengo una voce contro ma anche una vigliacca, perchè diserto e me ne vò per un altro poco, a trovare la mia pace interiore in mezzo a tante difficoltà. C'è dell'auto-lesionismo in ciò che fai, mi son sentita dire in questi giorni, dell'auto-distruzione. Non ti do torto, c'è eccome; non chiedermi allora altro, lo si deve fare e basta. E' stupido, ma ha le sue ragioni, in profondo. Ma non scordo di avere qui le mie radici, nè anche solo di pensare che se parlate vi capisco, se chiamo forte mi sentite e siamo della stessa lingua, della stessa terra e sopra di noi c'è un unico cielo.
E se torno, mi piacerebbe prendere parte al processo di cambiamento del nostro Paese, ma anche allora forse ci sarà auto-lesionismo, auto-distruzione, perchè sarei come altri un Don Chisciotte contro tanti mulini a vento, e chi sa che da uno di quei mulini non spunti una canna e non parta uno sparo.